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Banda larga: in Italia c'è, ma non si vede

Troppa banda larga, anzi no

Da un'analisi, promossa da Assinform e condotta da NetConsulting, per effettuare il primo monitoraggio della diffusione delle infrastrutture innovative in fibra ottica sul territorio nazionale il dato più significativo a cui si è giunti riguarda l'effettiva disponibilità di fibra ottica in Italia. A metà del 2001, risultavano posate fibre pari a circa 5,1 milioni di chilometri . Di questa, circa l'80% era stata installata sulle dorsali, vale a dire sulle tratte di collegamento a lunga distanza, al fine di creare il backbone nazionale dei diversi operatori. Il restante 20%, valutato in più di 1 milione di chilometri di estensione, è invece stato posato all'interno delle città, per realizzare le cosiddette Man, le reti metropolitane, che in termini di copertura stradale significa circa 5.500 Km effettivi di vie e viali cittadini sotto i quali passano i condotti e i cavi dei gestori che hanno posato fibra ottica (al netto delle tratte coperte da più gestori).
Queste cifre, di per sé, possono dire tutto o niente, se non opportunamente interpretate. In primo luogo, quasi il 60% del totale è stato realizzato nel Nord Italia, e solo poco più dell'11% nel Sud e nelle isole, con un'evidente disomogeneità di copertura, giustificata solo in parte dai fattori economici legati alla maggior presenza di clienti potenziali.

Inoltre, emerge dallo studio che la capacità posata sulle dorsali è di gran lunga superiore alle effettive richieste del mercato. Ciò trova spiegazione sia nella logica di non dover riaprire i cantieri per rispondere a domanda non prevista, sia in vincoli di carattere urbanistico (disagi e regolamenti comunali), sia infine per ottimizzare i consistenti costi legati allo scavo.

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Del resto, il mercato non ha ancora ben chiaro in che modo possa sfruttare le performance garantite dalla fibra ottica e dalle tecnologie a banda larga. Occorrerà attendere che gli utenti acquistino consapevolezza sulle possibilità di impiego delle infrastrutture superveloci per poter valutare correttamente se ci si trova di fronte ad un eccesso o ad una scarsità di capacità disponibile. Ad oggi, queste infrastrutture sono già utilizzate per erogare servizi ai clienti finali, ma in modalità 'occulta': la fonia e buona parte della trasmissione dati transita già sulla fibra ottica, ma il cliente non lo sa, né lo percepisce. I servizi erogati tramite le reti a banda larga sono già oggi una realtà consistente, e sono prevalentemente legati al mondo Internet, sia per i servizi ad alta velocità, sia per gestire tutti i servizi correlati (hosting, housing, Asp...).

L'altro filone di servizi è invece trainato dalla multimedialità, soprattutto da tutto ciò che ha nel video la propria modalità di fruizione. In quest'ambito, la velocità data dalla fibra ottica permette di sviluppare un significativo pacchetto di servizi basati appunto sul video: on demand, streaming, videoconferenza, e così via. Di fatto, è dai clienti che abbiano queste tipologie di esigenze che ci si attende un primo consistente avvio della domanda di banda larga, ovviamente in ambito business. Il mondo consumer si muoverà più lentamente, iniziando da Internet (come già avviene), per poi estendere i propri interessi a tutti i servizi multimediali legati all'entertainment, partendo dai giochi on line e dal video streaming, per arrivare alla fonia.

Solo una volta attivati tutti i servizi tramite le reti innovative, sarà possibile valutare se la capacità nel frattempo posata sia troppa, oppure no.


Gli investimenti in fibra ottica

Uno studio condotto nel 2000, rilevava che la prima città italiana presente nella classifica delle città europee più cablate era Milano, che si piazzava al 9° posto, e che nessuna altra città italiana era presente fra le prime 30. È indubbio che se Milano ha il suo ruolo di centro economico e finanziario, anche altri centri italiani dovrebbero poter giocare nel panorama continentale.

Va comunque sottolineato che, per realizzare le infrastrutture in fibra ottica, i gestori nel 2000 hanno investito oltre 1,7 miliardi di euro, di cui 1,2 per le dorsali. A metà dello scorso anno, erano già stati investiti altri 1,4 miliardi di euro, con una quota crescente di spesa per le Man, e tutto lasciava presagire un boom delle infrastrutture a banda larga per il 2001. Tuttavia, una serie di fattori concomitanti, legati sia alla congiuntura del mercato italiano, sia, in misura minore, agli avvenimenti politici internazionali, hanno fatto sì che il secondo semestre dell'anno si caratterizzasse per una brusca frenata degli investimenti.

Il trend atteso per il 2002 è incentrato in un sensibile ridimensionamento della spesa per la realizzazione di infrastrutture in fibra ottica, indotta dal forte calo della componente backbone, mentre nel 2003 si prevede un nuovo boom, trainato dalla necessità di coprire in modo sempre più capillare le città, con particolare attenzione anche ai centri di medie dimensioni, e non solo alle grandi aree metropolitane dei centri più popolosi.

Pertanto, nonostante il rallentamento, si prevede un costante incremento della copertura del territorio, con una crescita decisamente rilevante nel biennio 2002-2003 delle strade cablate in città, abbinata ad un aumento più contenuto ma non trascurabile per le dorsali nazionali in via di completamento. In questo periodo si prevede infine che buona parte degli investimenti riguarderanno le regioni del Sud, che in tal modo inizieranno a colmare seppur parzialmente il gap che tuttora le separa dalle altre zone del Paese.



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