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L'e-commerce decollerà con le offerte ibride
Datamonitor spiega perchè è importante integrare le offerte on line con le attività off line


Il valore complessivo dell'e-commerce europeo è stimabile intorno ai 16,4 miliardi di dollari, ma a generare questo fatturato è un parco clienti che non supera il 16,4% della popolazione del Vecchio Continente. Lo spiega "Impact 2001", indagine svolta dalla società inglese di ricerca e consulenza direzionale Datamonitor su un campione di 7.500 persone. L'indagine identifica alcune tipologie fondamentali di utente (o non utente) della rete, ma solo poche di esse risultano effettivamente sensibili all'attuale configurazione delle offerte commerciali on line. La lenta penetrazione dell'e-commerce va quindi ascritta non tanto alla scarsa propensione della domanda, ma all'incapacità dell'offerta di dare un vero valore aggiunto al cliente in cambio della sua rinuncia all'esperienza visiva, olfattiva e tattile dell'acquisto 'tradizionale'. Non basta replicare on line il modello brick-and-mortar puntando solo a ridurre i prezzi: ciò che serve veramente, secondo Datamonitor, sono offerte veramente multicanale saldamente collegate con il mondo reale.
Le migliaia di interviste condotte in tutta Europa delineano cinque categorie fondamentali di utenti: quelli che non usano la rete (50%), quelli che vanno on line ma non cercano prodotti (9%), quelli che usano Internet come catalogo e poi comprano off line (27%), quelli che spendono on line somme limitate (8%) e infine quelli che usano Internet per ogni sorta di acquisti (6%). I primi prendono il nome di "recalcitranti", i secondi sono gli "agnostici", poi i "fantasmi", quindi i "moderati" e infine i "giramondo della rete". I 16,4 miliardi di dollari di e-commerce europeo sono generati, in buona sostanza, solo dalle ultime due categorie, ovvero dal 14% della popolazione.
Il paese con la più alta percentuale di utenti che comprano on line è la Svezia, che ospita circa un quarto (26%) del totale di 'moderati' e 'giramondo'. Seguono Gran Bretagna (21%) e Germania (19%). Indietro Italia, Francia e Spagna (ognuna ha il 9%).
I beni e servizi più acquistati sono viaggi, regali, oggettistica di consumo, cosmetica, oggetti da toilette e prodotti editoriali (CD, libri, videogiochi...).
L'ipotesi di Datamonitor è che ogni utente decide la sua propensione all'acquisto on line nel momento stesso in cui inizia a usare la rete. Risultato dalla combinazione di fattori ambientali e socioculturali, questa propensione difficilmente varierà molto nel corso della vita: chi nasce 'agnostico' non diverrà mai 'giramondo'. Bisogna dunque sforzarsi di usare le peculiarità di Internet per innovare le attività tipiche del mondo reale, come è avvenuto con le aste on line. Questo tipo di offerte non ha più come target il 14% di popolazione 'ben disposto' nei confronti della rete, ma tutto il 50% di europei che ne fa in qualche modo uso.
"Internet non sa dare all'utente la gratificazione associata alla maggior parte delle decisioni di acquisto - spiega Jon Newman, responsabile eCommerce di Datamonitor -. Per convincerlo ad acquistare on line, le aziende devono allestire delle offerte veramente multicanale. Se ben implementate, queste offerte avranno un audience molto più elevata perchè non andranno in conflitto con i gusti dei potenziali clienti".
Un primo esempio di multicanalità è il settore della GDO. Un supermercato on line potrebbe allearsi con un'azienda brick-and-mortar molto presente sul territorio, come l'italiana Esselunga, per consentire al cliente di scegliere i propri acquisti via Web e poi passare nel negozio prescelto per effettuare il solo ritiro e pagamento della merce. Il cliente non dovrebbe trasmettere il suo numero di carta di credito via Internet e non dovrebbe nemmeno attendere a casa la consegna della spesa, come avviene con gli attuali servizi di supermarket on line.
Oppure si può pensare al settore automobilistico. Un concessionario on line potrebbe allearsi con uno dotato di molte filiali per consentire ai propri clienti di avere un vasto numero di locali 'fisici' dove portare l'autovettura in caso di problemi. "Aspettare che il cliente capisca da solo i vantaggi dell'e-commerce è controproducente - conclude Newman -. Il potenziale delle offerte ibride ben congegnate è dieci volte maggiore di quello del 'puro' commercio elettronico".

(Tratto da Computerworld Italia)

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