Statistiche

 

Glossario

 

Ricerca

 

 Dillo a Short Cut 

 


Malgrado tutto, sarà e-businessLe aziende scelgono Internet per gli scambi ma i consumatori faticano ancora a valutare qualità e prezzi

Nonostante i capricci dei mercati azionari, l’e-business è una realtà che sta conquistando L’Europa. Come era accaduto durante la crisi che nei primi anni Ottanta aveva coinvolto i valori legati ai pc, le aziende continueranno a investire in information technology per aumentare la competitività.
Se una ventina di anni fa, nomi come Dell, Compaq o Microsoft, uscivano rafforzati dalla recessione, oggi, l’innovazione tecnologica e l’evoluzione culturale dei consumatori creano opportunità che le imprese non possono ignorare. Questo è il messaggio lanciato dagli analisti di Idc durante la quarta edizione dell’«European e Commerce Forum» tenutosi a Parigi.

I risultati.
Dalla sintesi dei più recenti studi realizzati da Idc emerge che, in Europa, la percentuale di aziende completamente orientate al B2c è pressoché coincidente con quella delle aziende operanti esclusivamente nel B2b. Mentre le aziende del primo gruppo provengono essenzialmente da Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Norvegia, Svezia, Portogallo e Germania, il secondo gruppo vede prevalere Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Italia e Spagna. È interessante osservare come, secondo le previsioni e già a partire da quest’anno, l’incidenza del mercato online europeo sul reddito totale sarà sostenuta dai Paesi che ritroviamo nel gruppo orientato al B2b.
L’analisi precisa che nei prossimi anni «le opportunità di guadagnare attraverso l’e-commerce saranno venti volte superiori rispetto al passato» e, solo tra il 2000 e il 2005, il valore del commercio elettronico in Europa passerà da 100 milioni a quasi 17 miliardi di dollari. Se l’effetto leva è essenzialmente dovuto al B2b, lo si deve in parte all’immaturità dei servizi online proposti ai consumatori. «Fare e-commerce — spiega un analista di Idc — è molto di più che avere un sito Web ed è venuto il momento di parlare seriamente di strategia».
Tra le ragioni che bloccano gli acquisti online dei consumatori ritroviamo l’impersonalità della presentazione, l’insicurezza dei pagamenti e la difficoltà a valutare qualità e prezzi, nonché a trovare ciò che si cerca. I marketplace.

Sul fronte del B2b le aziende hanno esigenze altrettanto precise e i fattori che fanno la differenza nella scelta tra i vari e-marketplace poggiano su: bassi costi e commissioni, contenuti di qualità e numero elevato di fornitori. In merito ai portali e ai singoli siti destinati alle imprese, le qualità più richieste sono: facilità di navigazione, rapidità della connessione, sicurezza e rispetto della privacy. Per quanto riguarda gli acquisti effettuati via e-marketplace, il 52% del campione ha dichiarato di aver acquistato prodotti hi-tech, mentre il 25% e 22% vi hanno rispettivamente ricorso per materie prime e attrezzature.
Lo studio prevede che l’incidenza di queste piattaforme virtuali conquisterà quest’anno il 18% delle aziende intervistate e dovrebbe muoversi verso il 46% a partire dal 2002. Svezia e Germania guidano la classifica europea seguite da Gran Bretagna e Italia. Volumi delle transazioni a parte, saranno contenuti, analisi e collaborazione, piuttosto che la tecnologia, a guidare L’e-business. L’evoluzione delle infrastrutture è infatti già abbastanza sostenuta; a questo proposito la sintesi di Idc evidenzia, a partire dal 1998, il sovrapporsi di tre ondate: fino al 2003 le aziende saranno essenzialmente impegnate nell’automatizzare i front-office, stimolando così la popolarità delle applicazioni Crm (più del 40% delle imprese che costituiscono il campione e aventi oltre 500 dipendenti, pensa di dotarsi di Crm entro quest’anno) e delle piattaforme di e-commerce; tra il 2002 e il 2005 l’attenzione si concentrerà sugli scambi verticali con conseguente avidità di e-procurement e sguardi puntati sui prodotti e servizi delle supply chain; infine, a partire dal prossimo anno e per un lungo periodo a venire, si comincerà a soddisfare la richiesta di personalizzazione dinamica dei siti di e-commerce (poco meno del 50% delle grandi imprese con oltre 500 dipendenti si lascerà conquistare dalla business intelligence entro l’anno, contro l’attuale 9%) e si consoliderà la nozione di e-business collaborativo, il tutto sostenuto da una gestione efficace dei contenuti e dalla costruzione di business model coerenti.


La telefonia.
L’m-commerce rappresenta, secondo Idc, il futuro del commercio elettronico europeo. Gli acquisti via telefonino supereranno, nel 2005, i 70 miliardi di dollari con un balzo in avanti di oltre 40 miliardi di dollari, tra il 2004 e il 2005. Per il momento l’m-commerce europeo resta un miraggio, infatti solo il 6% delle aziende forniscono un accesso alla rete via telefonino, un 12% ha già fatto programmi per colmare la lacuna, mentre nel 7% dei casi la questione non è stata ancora affrontata. Tuttavia, secondo le raccomandazioni di Idc, le iniziative in questa direzione non devono aspettare l’avvento del Gprs o dell’Umts, né preoccuparsi della ripercussione che i prezzi elevati delle licenze di terza generazione avranno sull’m-commerce.


Gli investimenti.
Ciò di cui l’e-business ha bisogno è, come nel passato, una nuova ondata di investimenti che, secondo Idc, non mancherà all’appuntamento; gli analisti prevedono infatti che la spesa in tecnologia destinata ai siti supererà i 2mila miliardi di dollari, tra il 2001 e il 2004, contro i 560 milioni di dollari tra il 1997 e il 2000. Ciò permetterà, in parte, di calmare la sete di infrastrutture a banda larga su cui si basa parte del successo dell’e-commerce.

I navigatori.
Le analisi prevedono un incremento del numero di internauti che balzeranno dai 400milioni del 2000 ai 977 milioni previsti per il 2005. L’incidenza dei seguaci della rete negli Stati Uniti sul totale degli utilizzatori scenderà dal 34 al 25%, a vantaggio di una maggior dispersione ed eguagliando così i tassi di penetrazione dell’Europa e dei Paesi di Asia e Pacifico.

Il lavoro.
Buone notizie per quanto riguarda il lavoro. In Europa, la domanda di competenze legate alla Rete continuerà a crescere, passando dagli attuali due milioni ai sei del 2005. Il terremoto di licenziamenti che ha fatto tremare il 2000, avrebbe investito "solo" il 3% del nuovo lavoro creato. Tuttavia, per il momento, gli attori dell’e-business a livello mondiale continuano a sfidare la gravità. La spesa in information technology per l’e-business si appresta a crescere del 32% nel corso di quest’anno, mentre i valori legati alle nuove tecnologie rimangono al di sotto del 30% rispetto ai valori tradizionali.

Il Sole 24 Ore

Mercoledí 11 Luglio 2001

E-commerce

Firma digitale

Legislazione

Sicurezza delle
transazioni

Il parere di ........

Abbiamo parlato di.......

Curiosità dal web

Realizzare un sito

Home


I 7 nuovi domini in Intalia e all'estero

Come aprire un negozio on line

Come ottenere un certificato digitale

Come risparmiare sulle telefonate