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L'e-commerce riprende quota

I primi mesi del 2002 hanno segnato una consistente ripresa per l'e-commerce in Europa (gli analisti di Gartner prevedono una crescita per il settore del 48% entro la fine del 2002), ma il segmento non riesce ancora a decollare e in Italia i ritardi rispetto agli altri paesi è forte. Le Pmi italiane continuano a dimostrarsi restie all'adozione delle nuove tecnologie informatiche, fattore che fa dell'Italia il fanalino di coda dell'Europa. Secondo dati raccolti da Eurostat, le imprese Ue che hanno fatto acquisti on line l'anno scorso sono state il 26%, mentre a utilizzare il Web per vendere i propri prodotti è stato appena il 19%. Solo il 7% degli europei, inoltre ritiene, secondo un'indagine condotta da Cap Gemini Ernst & Young, l'ecommerce estremamente importante, mentre in Italia a fronte di un 14% di utenti che "guardano" le vetrine Internet ma che non comprano, solo il 7% effettua acquisti in Rete (vedi box Gartner).

Lo shopping in Rete secondo Gartner e il "debole" primato svedese - Gli analisti del gruppo americano prevedono una crescita, entro la fine del 2002, pari al 48% con un totale degli acquisti fatti in Europa del 2,3%. Una percentuale ancora bassa, rispetto a quelle a due cifre dei paesi oltreoceano ma che hanno un buon potenziale di crescita, stimato per il 5,6% entro il 2005, anno in cui il 73% degli shoppers continuerà a concludere transazioni via pc, il 17% via TV digitale e il 10% attraverso dispositivi wireless in genere. Intanto fra i paesi europei, secondo fonti Gemini Ernst e Young, il popolo svedese si dimostra quello più propoenso agli acquisti on line con il 27% della popolazione che si dedica all'e-shopping. Il primato si dimostra comunque essere debole considerato che sorpasso soltanto di un punto percentuale la Norvegia e di cinque l'Inghilterra, seguita subito dopo dalla Germania con il 21%, dall'Olanda con il 18% e dalla Finlandia con il 15%. Ultime classificate invece, in ordine, la Francia, la Spagna e l'Italia (7%) che non superano il 10%.

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In questo scenario l'Italia, che conta ormai ben 17 milioni di utenti Web (il 66% rispetto a una media europea del 75%), con una crescita del 30% rispetto al 2000 e 3 milioni e mezzo circa di web buyers (più del 90% rispetto a un anno fa), ovverosia coloro che fanno acquisti in Rete, dimostra comunque di avere delle difficoltà sebbene le cifre sembrano essere ormai lontane dai tempi in cui il Web era considerato come una moda. Alla luce degli attuali segnali di ripresa del settore, il 2001 ha rappresentato una fase di passaggio che, nonostante tutto, ha consacrato la Rete e i sui servizi a un vero e proprio strumento di lavoro, diffuso e quasi indispensabile rappresentando oggi una vera risorsa per il futuro degli affari. Ora, infatti, che il campo è sgombro dal fallimento delle start up deboli e con poche idee, la Rete è diventata più solida e i suoi utenti sono oggi più tutelati da regole, anche comportamentali e di autodisciplina. Si parla così di ripresa del commercio elettronico al quale sviluppo continuano a esistere però, come abbiamo detto, una serie di ostacoli "storici" identificati nelle questioni della sicurezza delle transazioni in Rete e nella mancanza di garanzie di affidabilità dei siti per i consumatori. Così, sebbene secondo dati raccolti da Federcomin in Italia, le cifre dimostrino per quest'anno una crescita costante dell'e-business e dell'e-commerce con una rispettivo incremento del 160% per il primo e del 130% per l'altro, il mercato necessita di un'iniezione di fiducia.

Gli ostacoli allo sviluppo dell'e-commerce e dell'e-business restano i medesimi anche per il resto d'Europa, situazione che ha spinto la Commissione europea a creare un progetto mirato all'accrescimento della fiducia degli operatori attraverso la definizione di un nuovo e più efficace sistame di autodisciplina. Il progetto, che prende il nome di e-confidence e che prevede come primo passo la compilazione da parte delle aziende di un questionario predisposto dalla Direzione generale Imprese, è sviluppato nell'ambito di un programma finanziario volto a potenziare e a rendere facilmente realizzabili le opportunità dei nuovi mercati elettronici per le imprese europee e le pmi in particolare, rafforzando i meccanismi di autodisciplina al fine di trovare i metodi più adeguati per promuovere le buone procedure imprenditoriali e facilitare l'ingresso alle aziende nel commercio digitale. A indagine condotta, sarà costituito un gruppo di parti interessate (composto da associazioni industriali, operatori del mercato elettronico, trust operators) con l'obiettivo di giungere ad un consenso sugli orientamenti per un codice di condotta standard nei mercati b2b, il modello che sembrerebbe soffrire delle maggiori perplessità da parte degli imprenditori rimanendo un settore in cui la poca trasparenza, riservatezza e sicurezza risultano essere ancora le maggiori cause delle resistenze, nonostante il segmento rappresenti il modello di commercio elettronico con il maggiore potenziale di sviluppo. E la stessa diffidenza è riservata al commercio elettronico b2c che, malgrado l'esplosione del numero di navigatori non riesce a svilupparsi a pieno ritmo, sebbene tale modello sia il più diffuso anche per via del suo stretto legame ai canali di rivendita tradizionali.


Lo shopping on line contro l'inquinamento - E c'è chi vede nello shopping on line la ricetta per allentare la morsa dello smog. E' infatti da uno studio effettuato dal Consorzio Politecnico di Torino, in collaborazione con il sito italiano per la spesa on line Volendo.com, che emerge come la spesa a domicilio possa contribuire alla diminuizione dell'inquinamento atmosferico: meno auto verso i supermercati, meno code sulle strade, meno emissioni nocive. Vale un esempio per tutti. Per raggiungere il supermercato più vicino, un campione stastisticamente significativo composto da mille clienti reali di Volendo.com, dovrebbe percorrere in media 9,1 km alla settimana a Milano, per un totale annuale di 96.842 Km!

Secondo Federcomin, in Italia, il principale ostacolo al commercio elettronico è legato più che a un fattore di mercato, a un fattore culturale, secondo cui qualsiasi merce prima di essere acquistata deve potere essere valutata e quindi "toccata con mano". Questa è la tesi di Alberto Tripi, presidente di Federcomin, che vede nella diffidenza culturale il maggiore ostacolo all'e-commerce e che ha dichiarato come "il blocco derivi in parte dalla mentalità degli italiani , che non si sono ancora abituati a esaminare beni e sevizi virtualmente", aggiungendo che sicuramente come secondo fattore influente ci sia quello riservato alla questione della sicurezza. Per questa seconda questione il cliente teme fondamentalmente due cose: la prima è che comprando on line possa essere usata in maniera fraudolenta la sua carta di credito o un altro strumento di pagamento on line, la seconda è invece legata al timore sull'eventualità di potere ricevere un prodotto che non corrisponda a quello ordinato e che la consegna avvenga in ritardo". Una volta eviresciati gli elementi che contribuiscono un impedimento allo sviluppo del settore dell'e-commerce in Italia, Federcomin ha deciso di legarsi al programma europeo dando vita al progetto fiducia per l'Italia, un'iniziativa volta a garantire la sicurezza degli acquisti on line. La Federazione di Confindustria ha già elaborato un codice di comportamento per garantire l'affidabilità delle transazioni on line attraverso una serie di dettami che l'azienda si impegna a rispettare e, l'osservanza di tale regole da parte delle aziende che hanno aderito al programma, sarà controllata da un comitato di garanti.

Il codice di comportamento, che può essere inteso come una sorta di galateo delle pmi in Internet, può essere applicato da quelle aziende partecipanti al programma che posseggano certi requisiti di trasparenza, sicurezza e riservatezza per il consumatore. A questo proposito Tripi ha sottolineato come "prezzi, tempi di consegna, modalità di pagamento, garanzie per la privacy, siano tutti elementi che devono essere chiariti prima dell'acquisto". Federcomin assegnerà poi il bollino di garanzia, "Fiducia Federcomin", alle aziende che dimostreranno di rispettare le nuove regole previste dalla Federazione e che sarà visibile sul sito. Per partecipare all'iniziativa, completamente gratuita sia per le aziende aderenti che per i consumatori, le società interessate devono rivolgersi a Federcomin che provvederà a inviare una scheda per la comunicazione dei requisiti del sito (è indispensabile che l'azienda richiedente venda effettivamente attraverso il Web e che dichiari quali prodotti e servizi offra). Infine, per garantire l'osservanza delle regole di comportamento da parte delle aziende che hanno ricevuto il marchio di Fiducia, Federcomin si impegna a monitorare periodicamente i siti "bollinati", anche su segnalazione dei consumatori.


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