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O oggi come non mai il differenziale competitivo di un'impresa è legato alla conoscenza. Tra business e conoscenza si sta creando un circolo virtuoso per cui il maggior numero di fonti d'informazione di cui l'impresa viene a disporre grazie alla rivoluzione non solo di Internet, ma anche delle reti inter e intraziendali, alimenta applicazioni aziendali che a loro volta generano informazioni e conoscenza, che le reti si incaricano di distribuire chiudendo il ciclo. Il diffondersi degli Erp e delle applicazioni di Scm, di Crm e in generale di tutte quelle legate all'e-business all'apertura dell'azienda in Rete, nonché di quelle più specificamente dedicate alla raccolta e analisi delle informazioni (business intelligence, data warehousing e data mining), determina una crescita straordinaria dei volumi di dati che le aziende devono registrare, conservare, gestire. Secondo Idc, non solo vengono oggi memorizzati 10 volte più dati rispetto a quanto avveniva solo pochi anni fa, ma questo fattore moltiplicativo crescerà ancora, addirittura dalle 20 alle 50 volte, nel corso dei prossimi anni. Un secondo e potente fattore di crescita sta anche nella trasformazione del dato aziendale. Oggi, la maggior parte dei dati memorizzati nei tradizionali data base che alimentano le applicazioni aziendali sono di tipo strutturato, cioè alfanumerici e organizzati in record costituiti da campi che vengono elaborati secondo schemi predefiniti. Ma le aziende che vorranno sfruttare le opportunità delle nuove tecnologie dell'informazione si troveranno a gestire anche informazioni non strutturate: suoni, video, immagini (pensiamo, ad esempio, a una distinta-base accompagnata dalle immagini dei pezzi). Queste informazioni saranno, per loro natura, digitalizzate e manipolate secondo modalità che moltiplicano il volume dell'informazione memorizzata e trattata. Non solo, quindi, la tecnologia dello storage dovrà evolvere in modo da supportare le diverse forme della multimedialità, ma la gestione dei dati non strutturati richiederà anche una banda trasmissiva ben più ampia di quella disponibile oggi, e capacità di memorizzazione ancora maggiori. Di fatto, banda trasmissiva e storage saranno i fattori abilitanti lo sviluppo delle applicazioni orientate alla multimedialità. Anche le applicazioni wireless fanno e faranno crescere i volumi di dati memorizzati. Il Gprs e l'Umts, a differenza dell'attuale Gsm, consentiranno infatti di accedere a contenuti di tipo multimediale. I quali dovranno essere portati il più vicino possibile ai fruitori, memorizzati presso 'cache' localizzate in prossimità delle centrali telefoniche, per distribuire i carichi sulla rete ed eliminare possibili colli di bottiglia. |
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Un salto di qualità Ma oltre a crescere in volume, lo storage dati sta facendo anche un drammatico salto di qualità sotto la spinta, principalmente, del bisogno di rendere prontamente e sicuramente accessibili le informazioni relative all'azienda e al suo business a un numero sempre maggiore di utenti, interni come esterni (partner, fornitori, clienti...) all'impresa. Un tale obiettivo si può raggiungere solo con un'architettura che consenta l'accesso ai diversi contenuti informativi aziendali in modo del tutto indipendente da dove questi sono stati originariamente memorizzati e dai sistemi che li hanno creati e che li gestiscono nel tempo. L'applicazione, in altre parole, non deve sapere dove si trovano i dati nè in che formato sono, a quale server sono connessi, quale tipo di connettività viene utilizzato, ma riceverli da uno strumento di gestione e controllo capace di accedere a quei dati ovunque essi si trovino. Questo è vero in modo particolare nelle aziende che hanno sviluppato applicazioni di data warehousing, dove vi sono sempre almeno due copie della maggior parte dei dati, una utilizzata dai sistemi operazionali, l'altra (ma spesso ve ne sono anche due o tre, diversamente organizzate) caricata nel data warehouse o nei data mart, da impiegare per analisi di business intelligence o di supporto alle decisioni. Ultimo, ma non meno importante (vi dedichiamo un articolo a parte) è il problema della disponibilità dei dati. La 'web economy' ha moltiplicato le attività che non possono essere condotte se i dati che le supportano non sono accessibili 24 ore su 24. Dove in caso di guasti il recovery deve poter avvenire in pochi secondi e in modo che gli utenti non se ne accorgano; dove non sono tollerabili fermate nemmeno per la normale manutenzione dei sistemi. Data warehouse dell'ordine dei terabyte sono e saranno sempre più comuni, e back-up che durino ore non saranno più accettabili. Per i sistemi di storage dati i nuovi approcci per la protezione, il backup e il recovery dei dati costituiscono una frontiera in piena espansione. Le aziende hanno cominciato a rendersi conto che il riuscire a valorizzare i loro dati dipende in modo determinante da dove sono custoditi e da come ne viene gestita la disponibilità.
Riprendere il controllo dei propri dati Il problema che deve affrontare un'azienda che intende sfruttare al meglio il suo patrimonio informativo, spesso unico e irripetibile, è innanzi tutto quello di recuperarne il pieno controllo. Un risultato praticamente impossibile da raggiungere se i dati sui quali s'intende operare sono contenuti in 'isole' non comunicanti tra loro e disperse su mainframe, server di vario tipo, e magari anche su Pc. Le soluzioni proposte sono diverse, ma tutte si basano sul concetto di rompere il rapporto biunivoco fra applicazioni e dati collocando questi ultimi in una 'rete' , la cui architettura e le cui tecnologie vedremo più avanti, su cui gestirli con strumenti, hardware e software che: - garantiscano un accesso condiviso, continuo, illimitato e indipendente dai sistemi operativi, dalle piattaforme e dalle applicazioni che li hanno generati, da parte degli utenti (o applicazioni) che ne hanno bisogno; - mettano a disposizione gli strumenti per proteggerli, replicarli, muoverli, copiarli e, nel caso in cui per qualsiasi motivo vengano distrutti, ripristinarli nelle condizioni originali. Queste architetture si stanno rapidamente diffondendo e dalle implementazioni in ambito enterprise di qualche anno fa sono oggi disponibili anche per la media impresa. A questo proposito gli analisti di Gartner, la nota società di ricerca e consulenza, affermano che entro il 2005 oltre l'80% dei dati aziendali 'vivrà' all'interno di infrastrutture intelligenti di 'networked storage'. Per porre tale evoluzione nella corretta prospettiva, ricordiamo che fino ai primi anni '80 l'ambiente tipico dell'It è stato 'host-centrico', con le unità di memorizzazione dei dati collegate direttamente agli elaboratori attraverso i cosiddetti 'canali'. Ogni computer aveva quindi un suo storage dedicato, della cui gestione si occupavano le persone del reparto It, e si parlava pertanto di Direct Attached Storage (Das). Con l'avvento del client-server i dati incominciano ad essere dispersi. Le unità che li memorizzano sono collegate ai diversi server, i quali, dotati di piattaforme software spesso incompatibili tra loro, creano quelle 'isole di informazioni' i cui problemi di gestione, accessibilità, protezione e condivisione cerchiamo oggi di risolvere. In questo ambiente tipicamente 'server-centrico' anche lo storage cambia nome e viene coniata l'espressione Server Attached Storage (Sas). In un ambiente Sas la condivisione dei dati tra le varie piattaforme e i diversi file system richiede di fatto la loro conversione e lo scambio tra i server interessati delle copie così ottenute. Il sistema è pratico ma inadeguato alle esigenze che il business delle aziende in rete ha nei confronti della disponibilità e condivisibilità dei dati, per cui si sono cercate tecniche più efficienti. Oggi sono due le tecnologie di storage management che si propongono all'impresa in un'offerta alternativa che potrebbe alla fine risolversi con l'impiego di forme ibride tra le due, da utilizzarsi in funzione delle specifiche situazioni applicative: le Storage Area Network (San) di modello 'data-centrico', e il Network Attached Storage (Nas) più specificamente 'file-centrico'. |
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San per l'ambiente enterprise Le San possono essere definite reti ad alta velocità, di solito in fibra ottica, la cui funzione principale è quella di trasferire i dati tra unità di storage e server di tipologie diverse. Sono costituite essenzialmente da un'infrastruttura di comunicazione, che fornisce le connessioni, e da un software di gestione che organizza connessioni, server e unità di storage in modo tale che il trasferimento dei dati possa avvenire con la massima sicurezza ed efficienza. Il vantaggio principale di una San è di consentire, attraverso il disaccoppiamento dei server dalle unità di storage, la condivisione (sharing) di queste ultime e la possibilità, da parte delle Cpu di accedere ai dati tramite connessioni di tipo Das, come se lo storage stesso fosse centralizzato. In pratica una San garantisce a ogni server l'accesso esclusivo a determinate porzioni dello storage disponibile. Due o più server, anche su piattaforme eterogenee, possono condividere uno o più sottosistemi di storage le cui capacità di memorizzazione sono divise in partizioni, in modo tale che ogni server può accedere solo a quelle che gli sono state specificamente allocate. Le San vengono impiegate di preferenza per le applicazioni transazionali, dove è prioritaria la velocità di accesso e la possibilità di scambiare rapidamente grandi quantità di dati, come pure la possibilità, per motivi di sicurezza, di isolare le applicazioni garantendo comunque all'intera rete i benefici della centralizzazione. I costi e la complessità proprie di una San la rendono una soluzione di gamma alta, e hanno favorito il successo dell'alternativa Nas.
Nas, ottimo compromesso Le soluzioni Nas si basano su un concetto che è stato introdotto anni fa da Sun Microsystems, il cui Network File System (Nfs) è diventato il modello di riferimento per il successivo sviluppo della tecnologia. L'Nfs prevedeva infatti che i file da condividere venissero messi su un server separato al quale gli altri server accedevano via Lan Ethernet. In questo modo tutti i dati presenti in un unico 'contenitore' potevano essere utilizzati da più sistemi. Le Nas sono quindi infrastrutture che, impiegando una Lan per connettere uno o più server alle risorse di storage gestite da un file server specializzato e dedicato, genericamente definito Nasd (Network Attached Server Device), consentono di mettere i dati a disposizione di diversi processi, evitando ripetizioni, duplicazioni, 'overhead' gestionali, e garantendo al tempo stesso una completa interoperabilità. Infatti le reti Nas utilizzano per lo scambio dei dati i file system dei Nasd impiegati: l'Nfs per il mondo Unix e il Cifs (Common Internet File System) per Windows Nt/2000, il che consente l'accesso simultaneo agli stessi file da parte di utenti che possono usare sistemi operativi diversi. I principali vantaggi di una rete Nas sono la grande flessibilità di gestione accoppiata a caratteristiche di installabilità e di configurabilità semplificate, il tutto a costi sensibilmente inferiori rispetto a quelli richiesti da una San. Si tratta quindi di un'ottima soluzione quando i tempi di risposta non sono vitali per le applicazioni i cui dati si vogliono condividere. Un nuova tecnologia, sostenuta in particolare da Ibm è la I-Scsi (Internet Small Computer System Interface) che, in estrema sintesi, trasporta via Ip blocchi di dati in modalità Scsi, unendo quindi l'universalità del protocollo Internet all'efficienza dello Scsi. Per Sergio Resch, Marketing manager disk storage di Ibm: "Questa soluzione, che vede il disco in rete, è per esigenze più contenute rispetto al Nas. Non escludo che in un prossimo futuro ci sia una convergenza: Ibm già lo scorso anno ha rilasciato un Nas Gateway che permette di vedere tutta la rete come un grande Nas".
Un processo di convergenza In realtà San e Nas, come pure I-Scsi, sono il prodotto della convergenza in atto tra la tecnologia dello storage management e quella delle reti. Convergenza stimolata sia dall'esplosiva crescita dei dati aziendali, sia dalla crescente necessità che questi dati, aggiornati e coerenti, siano sempre disponibili e istantaneamente accessibili. Per questo le due tecnologie non solo possono convivere in modo produttivo, ma incominciare, esse stesse, a convergere, dando origine a quello che potrà essere un futuro, generale, 'storage networking'. Questo processo in realtà è già iniziato: molte soluzioni Nas utilizzano infrastrutture San per le loro esigenze di 'back-end, disponendo gli attuali Nasd di porte Fibre Channel che permettono di collegarli a una San. In tal modo, il file system Nas può risiedere su unità San, sfruttando il meglio delle due tecnologie.
Il parere di Idc sul mercato in Italia Secondo l'analisi fatta da Idc sul mercato dello storage al 2003, si può dire, a grandi linee, che il Direct Attached Storage (Das), appartiene oramai al passato (-3%), sostituito dalle soluzioni networked, San e Nas, il cui valore nel mondo, sempre al 2003, crescerà ben del 67%. In Italia, i consuntivi 2000 e preliminari 2001 indicano una crescita delle San da 140 a 160 milioni di dollari (+14%) e da 31 a 37 milioni di dollari (+19%) quella delle Nas. Si tratta di valori solo di poco inferiori ai tassi di crescita europei, che Fiber Channel Industry Association stima al 17,5% per le San e Frost & Sullivan (rapporto 'Nas Europe', settembre 2001) stima al 23,5% per le Nas. Se però si pensa al peso che le piccole imprese, con sistemi informativi tipicamente dotati di storage interno, hanno nel Paese, è chiaro che anche le imprese italiane stanno investendo in sistemi di storage avanzati. Tutti i costruttori utilizzano il canale indiretto, riservando la trattativa diretta solo per le grandi imprese. Il mercato dello storage è spinto dal calo dei prezzi della tecnologia di base (dischi, Simm, switch...), sulla riduzione di dimensioni delle unità (e quindi di costo/spazio) e sui progressi del software di gestione, che consente di ridurre il costo del personale (storage administrator) in rapporto al volume di byte gestiti. Per Idc Italia, l'attenzione dei fornitori e degli utenti riguardo lo storage si sta spostando dagli aspetti inerenti l'efficienza interna, quali capacità, prestazioni e costi, ad aspetti rilevanti ai fini del servizio reso agli utenti, dalla gestione e accesso dei dati alla business continuity. Questo significativo cambiamento di indirizzo nasce sia dall'esigenza interna delle imprese per la comune condivisione dei dati e delle informazioni, sia dalla necessità di garantire il funzionamento dei siti Web. Se la risposta tecnologica a questi due bisogni è simile, ben diverso è l'ordine di grandezza delle soluzioni destinate a soddisfarli. All'interno dell'impresa, nelle applicazioni tradizionali, si opera in prevalenza sui dati strutturati, codificati e di dimensione contenuta (numeri d'ordine, numero di conto corrente, codice cliente, codice prodotto...) mentre le applicazioni rivolte all'esterno, oltre a questi dati utilizzano anche testi, immagini o addirittura filmati. Da qui la necessità di un'attenta valutazione del tipo di storage necessario, in relazione alla capacità ma anche alle prestazioni necessarie a mantenere la qualità del servizio a un livello tale da evitare il rischio di perdita (click away) del cliente. (Fonte ZeroUno Online) |